We left the camp singing Project

We Left The Camp Singing Sofia Tapinassi project
We Left The Camp Singing Sofia Tapinassi project

Un progetto divulgativo e documentario sulla musica di Theresienstadt

Cos'é lasciammo il campo cantando?

Lasciamo il campo cantando è un progetto divulgativo, costituito da una parte di musica dal vivo e da un documentario indipendente a cura di Sofia Tapinassi, una pianista di 26 anni originaria di Firenze. Il progetto si pone come obbiettivo la condivisione con il pubblico di una vicenda ancora poco conosciuta, quella dell’attività artistica nel campo di concentramento di Theresienstadt, avvenuta durante un periodo storico così buio come fu l’Olocausto.

We Left The Camp Singing Sofia Tapinassi project

Si stima che 150.000 ebrei furono deportati a Theresienstadt, che si configurò come il più importante campo di concentramento della Cecoslovacchia. La maggior parte provenivano dal territorio ceco, ma vi furono deportazioni destinate a questo campo anche dai territori ad esso circostanti. Tra la totalità dei prigionieri, vi erano anche artisti di talento e di chiara fama: musicisti, direttori d’orchestra, attori, poeti, registi e scenografi. Fu così che le attività artistiche, dapprima svoltesi in clandestinità, ottennero un’autorizzazione ufficiale dal regime nazista, che in esse vide anche un’opportunità per rinforzare l’attività propagandistica già messa in moto su questo campo.

A Terezín divenne quotidiano l’ascolto di concerti solistici, orchestrali e cameristici, ed era inoltre possibile assistere alla messa in scena di opere e rappresentazioni teatrali interamente realizzate dai prigionieri del campo con i pochissimi mezzi a loro disposizione. Tutto questo mentre le condizioni di vita si facevano sempre più inumane, segnate dal sovraffollamento, dalla carenza di cibo e condizioni igieniche inadeguate.

Mossa dalla necessità di far conoscere questa particolare storia, Sofia ha deciso non solo di suonare la musica di alcuni compositori che furono deportati a Theresienstadt, come Gideon Klein, Pavel Haas e Hans Winterberg, ma anche di impegnarsi a realizzare un documentario che possa, nel suo piccolo, omaggiare i musicisti che secondo lei devono avere un posto di maggior rilievo nella storia della musica occidentale.
Il film, che sarà pubblicato nell’estate del 2021, è il risultato di una profonda ricerca a cui Sofia si è dedicata negli ultimi due anni, durante i quali lei stessa ha avuto l’occasione di incontrare alcuni sopravvissuti e i loro parenti. Ha inoltre intrapreso numerosi viaggi in varie località europee per indagare sulle persone che sono state internate nel campo di Theresienstadt e sulla musica che fu in tal luogo eseguita.

Il progetto narrerà una storia che, nella sua tragedia, trovò qualche momento di rifugio e di conforto attraverso l’arte.

Sofia ci tiene a ringraziare profondamente i suoi amici e collaboratori:
John Williams - produttore
Douglas McRae Brown - produttore associato


We Left The Camp Singing Sofia Tapinassi project

Su Sofia

Ho compiuto i miei studi musicali al Conservatorio di Firenze, coltivando nel frattempo la mia passione per ogni forma d’arte che mi portasse ad approfondire il suo possibile legame con la musica.
Negli ultimi anni ho deciso di dedicarmi alla riscoperta dei compositori meno noti, le cui storie e le cui musiche meritano, secondo me, di essere riportate alla luce.


Il campo di concentramento di Theresienstadt

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A seguito dell’invasione tedesca della Cecoslovacchia, avvenuta nel marzo del 1939, le autorità naziste trasformarono progressivamente la città fortezza di Terezín, a 60 km da Praga, in un campo di concentramento denominato “Theresienstadt”, cominciando man mano a deportarvi le persone di origine ebraica provenienti da tutto il territorio cecoslovacco e dalle aree ad esso circostanti.

Molteplici furono le funzioni di questo campo: la principale fu il transito e lo smistamento per i trasporti verso i veri e propri campi di sterminio ad est, come Auschwitz, mentre la funzione secondaria fu la creazione di immagini preparate ad arte per finalità propagandistiche. Sotto la pressione delle autorità internazionali, infatti, che insistettero per organizzare una visita della Croce Rossa, si manifestò l’esigenza e la necessità di camuffare il ghetto affinché apparisse come una città normale, nella quale si viveva in modo assolutamente piacevole.
Per questa occasione e per la realizzazione di un film propagandistico dal titolo “Il Führer regala una città agli ebrei”, la cittadina fu liberata dalle persone dall’aspetto più provato dagli stenti, che furono immediatamente deportate ad Auschwitz; le strade furono abbellite e ripulite e furono inoltre organizzati momenti pubblici di svago.
Purtroppo, la situazione di chi risiedeva nel campo era ben diversa da quella che i nazisti si impegnarono a mostrare: le condizioni di vita erano assolutamente indecorose per il sovraffollamento e la carenza di igiene e di beni di prima necessità; le persone erano debilitate a causa della carente alimentazione, del diffondersi delle malattie, dei lavori forzati e dall’insostenibile pressione psicologica.

La particolarità da evidenziare è come questo campo di concentramento divenne la residenza di molti soggetti noti nel settore artistico, letterario e musicale, ai quali non fu proibito di proseguire la loro missione creativa, ma, al contrario, fu loro concesso di continuare la loro attività.

L’Armata Rossa liberò Theresienstadt l’8 maggio 1945 e trovò solo 17500 persone delle circa 150.000 che vi erano state deportate in circa tre anni.


La produzione musicale nel campo

In un primo momento gli artisti prigionieri del campo organizzarono le manifestazioni artistiche in clandestinità, ma in seguito vi fu l’autorizzazione ufficiale delle autorità naziste: furono concesse attività teatrali, orchestrali, la formazione di più complessi corali e di musica popolare. Grazie alla presenza di musicisti di notevole talento, si potevano ascoltare le opere sinfoniche e da camera dei grandi compositori boemi e moravi come Smetana, Janácek e Suk, ma anche musiche di Mozart, Beethoven, Mahler, Schönberg e Berg.
Anche l’opera ebbe il suo spazio, vennero eseguite infatti Carmen e Tosca così come l’opera di Hans Krasa “Brundibar”, che fu scritta proprio in quella sede. Famosa fu l’esecuzione del Requiem di Verdi, il cui organico corale dovette adattarsi spesso alla continua scomparsa di parte dei coristi, a cura dal grande direttore d’orchestra Rafael Schächter.
L’arte, la musica, il teatro divennero veri e propri mezzi di salvezza della propria anima, delle proprie radici e della propria umanità.

Alcuni musicisti poterono continuare la loro attività anche grazie ad un permesso speciale: chi veniva collocato nella “Divisione Svago” (Freizeitgestaltung) veniva esonerato dai lavori forzati.
Certo, le condizioni erano di difficoltà in tutti i sensi, ad esempio i compositori scrivevano la musica sul retro dei fogli dei trasporti, non disponendo della carta pentagrammata.

Tra i compositori reclusi nel Ghetto-lager di Theresienstadt, vi furono notevoli talenti e eredi di scuole di composizioni europee anche importanti: Viktor Ullmann (allievo di Schoenberg), Pavel Haas (allievo di Janacek), Rudolf Karel (allievo di Dvorak), Gideon Klein, Hans Krása; Direttori d’orchestra come Karel Ancerl e Rafael Schächter, e musicisti come Alice Herz-Sommer e Pavel Lipensky.

I compositori citati furono tutti deportati ad Auschwitz nell’ottobre del ‘44.
Sembra che all’iniziale divisione in due file, Pavel Haas superò la selezione e dunque fu destinato a quella dei possibili lavoratori, se non fosse però che subito dopo un colpo di tosse fu immediatamente ricollocato verso l’altra fila, quella diretta alle camere a gas.



We Left The Camp Singing © 2020


Sofia Tapinassi - Biografia

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Sofia Tapinassi nasce a Firenze nel 1994. Inizia gli studi pianistici con la prof.ssa A. M. Bordin all'I.S.S.M. Franco Vittadini di Pavia, per poi proseguire a Firenze con i Maestri R. Risaliti e S. Bigongiari. Sotto la guida di quest'ultima consegue la laurea triennale in Pianoforte al Conservatorio Cherubini di Firenze, con il massimo dei voti e la lode e successivamente la laurea biennale ad indirizzo solistico, con il massimo dei voti, lode e menzione d’onore.
Segue i corsi di perfezionamento in Italia con i M° E. Belli ed A. Lonquich, in Austria con N. Demidenko, in Svezia con P. Jablonski e in Slovenia con A. Madžar. Durante la sua partecipazione alla Masterclass tenuta da P. Badura-Skoda a Villa Medici Giulini di Briosco, il Maestro la segnala come migliore allieva e richiede per lei una borsa di studio. Ha tenuto concerti in Italia, Slovenia, Svezia e ha recentemente tenuto un recital preso la Lappin Musiikkiopisto (Accademia di musica della Lapponia) a Rovaniemi, Finlandia. Si dedica per lo più alla musica del XX secolo: affronta in qualità di solista, nel 2016, il Concerto per pianoforte e orchestra op. 20 di Alexander Scriabin sia con l'Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Firenze che con la Circle Orchestra di Cittadella. Ha suonato per importanti Festival quali il “Pianoraro” di Lamole (FI), il Bari Piano Festival, il “Bartolomeo Cristofori” di Padova, il “Maggio Musicale” di Firenze. Ha partecipato a concorsi di esecuzione musicale ottenendo primi premi e primi premi assoluti (concorso Riviera della Versilia "Daniele Ridolfi"; concorso "Lions Club Aldobrandeschi" di Grosseto, di cui è vincitrice della sezione pianistica; Premio Silver "Città di Empoli"; Concorso nazionale "Mirabello in Musica", “Grand Prize Virtuoso” International Competition London).
È tra i 7 giovani pianisti selezionati, presso Kantoratelier di Firenze, per il corso biennale “Dædalus – l’artista da giovane”, un percorso di formazione interdisciplinare del musicista classico a cura di Alexander Lonquich e Cristina Barbuti, in collaborazione con Musica Felix e sostenuto da Yamaha Music Italy.



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